Fratelli di sangue

Fotograma 1-28

Due bambini, fratello e sorella, giocano con dei rami raccolti da terra, come rabdomanti o guerrieri: su uno dei due rametti si muove, non senza qualche tentennamento, un insetto. Basta probabilmente la prima sequenza di Antigona despierta per far sprofondare lo spettatore in una sorta di trance ipnotica, viaggio nelle radici del senso della tragedia, della complessità dell’umana esistenza e della grottesca, irriducibile, ironia del reale.
Presentato durante la sessantasettesima edizione del Festival Internazionale del Film di Locarno, all’interno della sezione Signs of Life, Antigona despierta rappresenta la seconda impresa nel lungometraggio della cineasta argentina Lupe Perez García, a otto anni di distanza dal precedente Diario argentino, che nel 2006 raccolse consensi e premi al Visions du Réel di Nyon. Nel raccontare a suo modo la tragedia sofoclea, la Perez García si muove in una terra di nessuno, la stessa nella quale Creonte vorrebbe lasciare insepolto il corpo di Polinice, il fratello schierato nella fazione “sbagliata”: Antigona despierta lega infatti la ricognizione documentaria alla pura ricreazione scenica, fondendo l’una nell’altra, intrecciandole, rendendo indissolubile un legame che solo la grigia suddivisione in compartimenti stagni del cinema può pensare di eludere.

Il film, suddiviso seguendo le ferree logiche della tragedia in capitoli anticipati da una scritta bianca su schermo nero, non è dopotutto “solo” la messa in scena contemporanea di un testo rappresentato per la prima volta alle Grandi Dionisie del 442 a.C., né si tratta in alcun modo di una ricognizione figlia delle precedenti versioni moderne dellas vicenda, ivi comprese quelle portate a termine dal Living Theatre e da Andrzej Wajda. Antigona despierta, creatura indomita e difficile da contenere esattamente come la sua protagonista Gala Perez Iñesta, trasforma la storia di lotta fratricida e della battaglia eterna tra leggi umane e divine in un resoconto, personale e universale, della recente storia spagnola, a partire dalla lotta repubblicana contro l’avanzata fascista di Francisco Franco e dalle epurazioni interne che i difensori della libertà dovettero subire.
Lupe Perez García intervista alcuni militari, ricostruisce le battaglie in cui furono coinvolti i miliziani del POUM, riprende una colonia di avvoltoi in volo, segue i due bambini nelle loro liti quotidiane, analizza le diverse realtà (anche quelle palesemente ricostruite) con uno sguardo limpido, mai fine a se stesso, riuscendo a rendere coerente una messa in scena episodica, inevitabilmente slabbrata, a tratti quasi casuale.

L’Antigone che si risveglia è solo apparentemente epicentro narrativo, e in maniera ancor più fallace e apparente svolge il ruolo di eroina: ben più interessante l’analisi di Creonte e della sua umanità, e davvero centrale la riflessione sull’oggi, che sarebbe assurdo ridurre alla sola lettura della storia spagnola. Viaggio (meta)cinematografico ammaliante e colto, Antigona despierta è da annoverare tra le scoperte più interessanti di Locarno 2014.

Rafaelle Meale

quinlan.it

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